«[...] e quando sono tornato alla sua panca lui non mi ha più guardato con gli occhi ciechi come un leprotto spaventato davanti ai fari di una macchina e non mi ha dovuto nemmeno guardare o fissare impietrito per riuscire a dirmi che se gli avessi detto qual era la natura della felicità che trasudavo in ogni momento lui mi avrebbe permesso di bruciarlo un poco e mi avrebbe permesso anche di bruciare la sua fidanzata, che era in parte negra».
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Torna Tre alla Terza, la nostra rubrica dei libri in traduzione. Questa volta il libro è una scelta di Cristina che vi propone una raccolta di racconti intitolata «La ragazza dai capelli strani» del grande scrittore americano David Foster Wallace.
Buona lettura!📚😉
#treallaterza
#parolemigranti
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🇺🇸 📺Una raccolta di nove racconti che offrono uno spaccato della cultura americana, e delle sue contraddizioni. I personaggi che abitano queste storie sono molto diversi tra loro, ma David Foster Wallace punta dritto sulle loro vite come la luce di un riflettore sul palcoscenico: brillanti universitari di Harvard, funzionari pubblici e politici controversi, ranger e allevatori dell’Oklahoma, e poi ancora irriverenti star televisive, cantanti jazz, e melanconici pensionati. Persino i punk, con la loro furia distruttiva, irrompono nel palinsesto di questo libro/show (con tanto di TITOLI di coda). Anche i temi trattati sono molteplici, ma tutti sono volti a rappresentare l’America ossessiva dell’era dei mass media, popolata da persone alienate, fondamentalmente sole. Spiccano la manipolazione del mondo televisivo (Piccoli animali senza espressione, La mia apparizione) il disagio sociale e la vendetta (La ragazza dai capelli strani, John Billy) l’amore, la trasgressione e il tradimento (Dire mai, Da una parte e dall’altra) l’incapacità di comunicare e la solitudine (È tutto verde). In particolare, il racconto che dà il nome alla raccolta narra le vicende di Cucciolo Rabbioso e del suo nuovo gruppo di amici punk⬆️ (vedi estratto) che una sera vanno a sentire “un negro che suona il pianoforte”. Durante il concerto di Keith Jarrett, Gin Fizz (la leader femminile della banda) va in fissa per effetto dell’LSD e non smette di guardare una ragazza e i suoi capelli, a suo dire “strani e affascinanti da osservare” (e detto da Gin Fizz, che ha un’acconciatura alquanto discutibile). Da quel momento, l’intero racconto descrive i trip deliranti di Gin Fizz e degli altri (Cacio, Big, e Mister Wonderful) e culmina con la reazione violenta di Cucciolo Rabbioso - che nonostante il buon lavoro e l’apparente aspetto da bravo ragazzo, è in realtà un sociopatico paranoico con alle spalle gravi traumi familiari e tendenze sadiche.
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🇺🇸🍟La scrittura di DFW non è solo “complessa”, ma labirintica, stratificata. Wallace non è di certo un autore facile da capire, richiede pazienza e concentrazione. I periodi sono lunghi, e la punteggiatura è spesso assente. È come se Wallace volesse dire tutto ai suoi lettori e, allo stesso tempo, avesse paura di non spiegarsi mai abbastanza. Per questo la sua scrittura è così densa, disorientante. Anche i racconti seguono un andamento tutto loro, anche se si può riconoscere una pseudo-struttura. I racconti partono sempre da un'idea iniziale e proseguono verso lo svelamento di una certa verità. Pagina dopo pagina si dipanano situazioni, vengono presentati i personaggi e il loro mondo interiore. Come una sonda, DFW va in profondità ed esplora TUTTO. Poi, all’improvviso, arrivi al punto fermo e scopri che si tratta del finale. un finale inaspettato, in medias res. Al lettore il compito di recuperare qua e là i vari tasselli, ricostruire la trama e tentare di comprenderne il messaggio nascosto.
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🇺🇸📺Anche il traduttore non può che tentare di tradurre. In questo caso, il tentativo di Martina Testa è di avvicinarsi al linguaggio di questo autore. Quello che però ho apprezzato va oltre la scelta delle parole. La traduttrice asseconda le ossessioni linguistiche di Wallace (e dei suoi personaggi) e cerca anzitutto di capirle. Ne riproduce l’effetto in italiano. La traduzione qui non deve essere troppo “tecnica”, occorre versatilità: ascoltare, cercare, e soprattutto dubitare sempre. Il risultato è certo approssimativo, i residui (ovvero quello che non si riesce a tradurre da una lingua a un’altra) sono tanti e magari non si riesce nemmeno a conservare tutti i rimandi (mi viene in mente quell’ugly nel primo racconto, quando Faye e Julie sono al mare e parlano sulla spiaggia, tradotto a volte con “schifo” un’altra con “pesante”), ma non è questo il punto. Le parole di DFW hanno tante sfumature di significato, alcune difficili da capire. Per afferrarle meglio, Martina Testa ha utilizzato alcune note e ho trovato azzeccata questa sua scelta. Perché le note invitano il lettore italiano a fermarsi e riflettere sulla differenza tra le due lingue. E quindi lo trasportano, per un attimo, in quel limbo linguistico in cui si muovono i traduttori.

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