"Quando emigriamo, assassiniamo coloro che ci lasciamo alle spalle".

Per il terzo numero di Tre alla terza Ilaria ha scelto Exit West, un romanzo di Mohsin Hamid pubblicato da Einaudi editore nell'impeccabile traduzione di Norman Gobetti.

🌼Buona lettura!🌼

🔴In una città senza nome sull’orlo di una guerra civile, Nadia e Saeed sono due giovani pieni di aspettative e desideri per il futuro. Lui ha la barba corta e lavora in un’agenzia pubblicitaria, lei è sempre avvolta in una fluente tunica nera e adora ascoltare musica in vinile. Si incontrano a un corso serale e iniziano a frequentarsi. Nasce una storia d’amore furtiva, segreta, circondata da disordini, posti di blocco, esplosioni di bombe e tanta paura.
Quando la violenza diventa ormai insostenibile, ai due giovani non resta altro che fuggire.
Inizia così il loro viaggio alla ricerca di un posto in cui essere accolti e poter chiamare casa. Un viaggio verso un futuro incerto, un viaggio che diventa una lotta per riuscire a restare insieme, aggrappandosi al passato, ai ricordi, un viaggio che inevitabilmente lascia il segno e trasforma.
Mohsin Hamid racconta una storia intima, profonda e di speranza. Una storia d’amore indelebile, di lealtà e di grande coraggio. Nadia e Saeed sono l’umanità intera, siamo tutti noi, sono due giovani di adesso e del passato, sono rifugiati, migranti, fuggitivi. Sono la proiezione di un mondo plausibile, che finalmente accetta l’altro e il diverso.
🔴La scrittura diretta e immediata di Mohsin Hamid è un punto di forza di questo libro.
L’urgenza di raccontare, la velocità delle parole, il ritmo sempre più incalzante fanno sentire il lettore parte della storia e della continua fuga dei protagonisti. Non c’è pace nelle frasi molto spesso lunghe, faticose, con pochissimi punti fermi e molte ripetizioni, quasi a sottolineare l’estenuante ricerca di una casa – ma anche della propria identità. Si sente tutta la violenza della guerra, la sofferenza che ne consegue, e le immagini sono talmente vivide da sembrare reali. La descrizione dettagliata della distruzione della città trasmette ansia e terrore.
Uno stile, quello di Mohsin Hamid, che non lascia spazio a fraintendimenti o ambiguitĂ .
🔴 Fin dalle prime righe ci si immerge in una traduzione fatta estremamente bene. Norman Gobetti rispecchia a pieno la scrittura asciutta di Mohsin Hamid. Se il lettore italiano riesce a cogliere ogni sfumatura linguistica – e di pensiero – è grazie alla penna delicata e fedele del traduttore. Gobetti non aggiunge nulla a un testo già evocativo, anzi, riproduce in maniera perfetta l’angoscia dei protagonisti e della loro vita da migranti. Bello il modo in cui vengono mantenute le ripetizioni lessicali volute dall’autore, e come le frasi siano spesso unite dalla doppia congiunzione “, e” non sempre accettata in italiano. Norman Gobetti supera una vera sfida traduttiva e non sbaglia una pagina: riesce a mantenere la semplicità e l’immediatezza del testo, senza mai scivolare in un linguaggio finto o artificioso.

Un libro bellissimo ed emozionante.đź’›

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