📚Traduzioni d'appendice📚

Eveline, di James Joyce (trad. di Cristina, Ilaria e Martina)

[...]

La sera s’infittiva sul viale. Il bianco delle due lettere in grembo divenne indistinto. Una era per Harry; l’altra era per suo padre. Ernest era stato il suo preferito, ma voleva bene anche a Harry. Suo padre stava diventando vecchio negli ultimi tempi, se ne accorgeva; gli sarebbe mancata. A volte era molto gentile. Non molto tempo prima, un giorno in cui si era sentita poco bene, lui le aveva letto una storia di fantasmi e le aveva abbrustolito il pane sul fuoco. Un'altra volta, quando la madre era viva, erano andati tutti a fare un picnic sulla Hill of Howth. Si ricordava del padre che si metteva il cappellino da sole della madre per far ridere i bambini.
Le rimaneva poco tempo, ma continuava a star seduta vicino alla finestra, con la testa appoggiata contro la tenda della finestra, a inalare l’odore della cretonne polverosa. Proprio in fondo al viale sentiva il suono di un organetto. La conosceva quell’aria. Strano che arrivasse proprio quella sera a rammentarle la promessa fatta alla madre, la promessa di tenere insieme la famiglia il più a lungo possibile. Ricordava l’ultima notte di malattia della madre; era di nuovo nella stanza buia, soffocante, dall’altra parte del corridoio e fuori sentiva una malinconica aria italiana. Avevano ordinato al suonatore di organetto di andare via e gli avevano dato sei penny. Ricordava suo padre che tornava impettito nella camera della malata e diceva:
«Maledetti Italiani! Vengono fin qui!».
Mentre meditava, la visione pietosa della vita della madre fece un incantesimo nel profondo del suo essere – quella vita di costanti sacrifici culminata nella pazzia. Tremava nel sentire di nuovo la voce di sua madre che continuava a ripetere, con sciocca insistenza:
«Derevaun Seraun! Derevaun Seraun!».

Continua... 🔜

[E per i più curiosi, ecco l'inglese:
The evening deepened in the avenue. The white of two letters in her lap grew indistinct. One was to Harry; the other was to her father. Ernest had been her favourite but she liked Harry too. Her father was becoming old lately, she noticed; he would miss her. Sometimes he could be very nice. Not long before, when she had been laid up for a day, he had read her out a ghost story and made toast for her at the fire. Another day, when their mother was alive, they had all gone for a picnic to the Hill of Howth. She remembered her father putting on her mothers bonnet to make the children laugh.
Her time was running out but she continued to sit by the window, leaning her head against the window curtain, inhaling the odour of dusty cretonne. Down far in the avenue she could hear a street organ playing. She knew the air. Strange that it should come that very night to remind her of the promise to her mother, her promise to keep the home together as long as she could. She remembered the last night of her mother's illness; she was again in the close dark room at the other side of the hall and outside she heard a melancholy air of Italy. The organ-player had been ordered to go away and given sixpence. She remembered her father strutting back into the sickroom saying:
"Damned Italians! coming over here!"
As she mused the pitiful vision of her mother's life laid its spell on the very quick of her being--that life of commonplace sacrifices closing in final craziness. She trembled as she heard again her mother's voice saying constantly with foolish insistence:
"Derevaun Seraun! Derevaun Seraun!"]

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