📚Traduzioni d'appendice📚

Eveline, di James Joyce (trad. di Cristina, Ilaria e Martina)

[...]

Casa sua! Si guardò intorno, passò in rassegna tutti gli oggetti familiari che per tanti anni aveva spolverato una volta alla settimana, chiedendosi da dove mai veniva tutta quella polvere. Forse non avrebbe più visto tutti quegli oggetti familiari dai quali mai avrebbe sognato di separarsi. Eppure in tutti quegli anni non aveva mai scoperto il nome del prete la cui fotografia ingiallita era appesa al muro sopra l’armonio rotto accanto alla stampa a colori delle promesse fatte alla Beata Margherita Maria Alacoque. Era stato un amico di scuola di suo padre. Ogni volta che faceva vedere la fotografia a un ospite, suo padre buttava lì come se niente fosse:
«Adesso è a Melbourne».
Aveva acconsentito ad andare via, a lasciare casa sua. Era saggio? Cercava di soppesare ogni lato della questione. A casa sua, comunque, aveva un tetto e da mangiare; aveva intorno quelli che conosceva da tutta la vita. Certo, doveva lavorare duro, sia a casa sia in negozio. Cosa avrebbero detto di lei all’emporio una volta scoperto che era scappata con uno? Che era una stupida, forse; e l’avrebbero rimpiazzata con un’inserzione. Miss Gavan sarebbe stata contenta. La sgridava sempre, specie quando c’era altra gente ad ascoltare.
«Miss Hill, non vede che le signore aspettano?».
«Un po’ di vita, Miss Hill, per favore».
Non avrebbe versato molte lacrime nel lasciare l’emporio.

Continua... 🔜

[E per i più curiosi, ecco l'inglese:
Home! She looked round the room, reviewing all its familiar objects which she had dusted once a week for so many years, wondering where on earth all the dust came from. Perhaps she would never see again those familiar objects from which she had never dreamed of being divided. And yet during all those years she had never found out the name of the priest whose yellowing photograph hung on the wall above the broken harmonium beside the coloured print of the promises made to Blessed Margaret Mary Alacoque. He had been a school friend of her father. Whenever he showed the photograph to a visitor her father used to pass it with a casual word:
"He is in Melbourne now."
She had consented to go away, to leave her home. Was that wise? She tried to weigh each side of the question. In her home anyway she had shelter and food; she had those whom she had known all her life about her. O course she had to work hard, both in the house and at business. What would they say of her in the Stores when they found out that she had run away with a fellow? Say she was a fool, perhaps; and her place would be filled up by advertisement. Miss Gavan would be glad. She had always had an edge on her, especially whenever there were people listening.
"Miss Hill, don't you see these ladies are waiting?" "Look lively, Miss Hill, please." She would not cry many tears at leaving the Stores.]

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