📚Traduzioni d'appendice 📚

Siamo felici di iniziare una nuova rubrica dedicata alla traduzione dei nostri romanzi e racconti preferiti 🙃
Perché «traduzioni d'appendice»? Perché non pubblicheremo il testo per intero, ma un estratto a settimana (ogni giovedì!), tradotto da noi.

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Cominciamo con Eveline, di James Joyce 💙

Buona lettura! ✨

Sedeva alla finestra e guardava la sera invadere il viale. La testa era appoggiata contro le tende della finestra e nelle narici aveva l’odore della cretonne polverosa. Era stanca.
Passava poca gente. Passò l’uomo dell’ultima casa, mentre rientrava; sentì i suoi passi risuonare lungo il marciapiede di cemento e poi scricchiolare sul vialetto di cenere davanti alle nuove case rosse. Una volta là c’era un camp, dove ogni sera giocavano con i bambini degli altri. Poi un tale di Belfast comprò il campo e ci costruì delle case – non come le loro piccole case marroni, ma case di mattoni chiari con i tetti che luccicavano. I bambini del viale giocavano insieme in quel campo – i Devine, i Water, i Dunn, il piccolo Keogh lo zoppo, lei e i suoi fratelli e sorelle. Ernest, però, non giocava mai: era troppo grande lui. Spesso suo padre li scacciava dal campo con il bastone di prugnolo; ma di solito il piccolo Keogh stava di guardia e urlava quando vedeva arrivare suo padre. Eppure sembravano felici, allora. Suo padre non era così cattivo, allora; e poi sua madre era viva. Era tanto tempo fa; lei e i suoi fratelli e sorelle erano tutti grandi; sua madre era morta. Tizzie Dunn era morta, anche lei, e i Water erano tornati in Inghilterra. Tutto cambia. Adesso stava per andarsene via come gli altri, per lasciare casa sua.

Continua... 🔜

[Per i più curiosi, ecco l'inglese:

SHE sat at the window watching the evening invade the avenue. Her head was leaned against the window curtains and in her nostrils was the odour of dusty cretonne. She was tired.
Few people passed. The man out of the last house passed on his way home; she heard his footsteps clacking along the concrete pavement and afterwards crunching on the cinder path before the new red houses. One time there used to be a field there in which they used to play every evening with other people's children. Then a man from Belfast bought the field and built houses in it--not like their little brown houses but bright brick houses with shining roofs. The children of the avenue used to play together in that field --the Devines, the Waters, the Dunns, little Keogh the cripple, she and her brothers and sisters. Ernest, however, never played: he was too grown up. Her father used often to hunt them in out of the field with his blackthorn stick; but usually little Keogh used to keep nix and call out when he saw her father coming. Still they seemed to have been rather happy then. Her father was not so bad then; and besides, her mother was alive. That was a long time ago; she and her brothers and sisters were all grown up her mother was dead. Tizzie Dunn was dead, too, and the Waters had gone back to England. Everything changes. Now she was going to go away like the others, to leave her home.]

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