«A George piaceva mangiare il muro della sua stanza.
«Smettila» gli diceva il padre.
Ma George continuava.
Suo padre andò in farmacia
e comprò un flacone
di pillole di muro.
George
le ingoiò tutte
e la testa gli diventò
una casa.»

Per questo primo numero del 2019 di Tre alla terza, Martina ha scelto un albo illustrato molto particolare: Il latte dei sogni, pubblicato da Adelphi Edizioni nella bella traduzione di Livia Signorini.

Buona lettura! 📚✨👇

🥛John ha due orecchie che sembrano ali. Sono così grandi che un giorno prendono il volo e se vanno via, lasciando il poveretto senza testa. Il Senor Baffo Baffuto ha due facce, una figlia che mangia ragni e una moglie a testa in giù. Lolita Vomito è brutta, e puzza di cacca. Va sempre in giro con dei pezzetti di carne marcia da dare ai bambini, perché lei li odia, i bambini. Don Crecencio è un macellaio con una passione smodata per i conigli. E anche per le rose, ma purtroppo nel suo giardino non crescono, così un giorno prepara un composto di carne di capra e lo spalma sulle rose, insieme a un po’ di lardo. Questi (e molti altri) sono i personaggi dei dieci racconti che compongono Il latte dei sogni, l’albo illustrato di Leonora Carrington pubblicato da Adelphi nella bella collana "I cavoli a merenda". Le illustrazioni, così come i testi, sono di Carrington che, a quanto pare, aveva riempito una stanza della sua casa in Messico di disegni che terrorizzavano i bambini.
☁️ Salvador Dal definì la pittrice e scrittrice britannica "la più importante artista surrealista-donna", e mi sono bastate le sessanta pagine del Latte dei sogni per capire perché. Nonostante le illustrazioni “fanciullesche” e il lessico - solo in apparenza - semplice, quello di Leonora Carrington è uno stile che sfiora la dimensione onirica e, molto spesso, dell’assurdo. Non si leggono tutti i giorni storie di bambini a cui la testa vola via, di pezzetti di carne marcia parlanti, o di divani con le fauci e tutto il resto. Ma è proprio quest’atmosfera di nonsense che aleggia tanto sul testo quanto sulle illustrazioni a rendere l’albo interessante - come se la scrittura e le illustrazioni diventassero un tutt’uno. La scrittura è varia: in alcuni racconti prevale l’ipotassi e in altri la paratassi, ma i dialoghi sono una costante di tutto il libro. E giustamente, visto che è (anche) un libro per bambini. Molti racconti hanno un inizio e una fine, mentre altri non iniziano e non finiscono. Spesso l’autrice si limita a descrivere il personaggio o una scena, quasi volesse lasciare al lettore la libertà di inventarsi la storia che preferisce.
🐮Tradurre libri per l’infanzia non è mai semplice, e tradurre The Milk of Dreams lo deve essere stato ancora meno. Quando si è davanti a una scrittura così ricercata, surreale, non bisogna cadere nella tentazione di semplificare il tutto perché "tanto è un libro per bambini". Livia Signorini, secondo me, è riuscita a rispettare tanto la natura di questo albo illustrato quanto lo stile di Leonora Carrington, accompagnando una struttura sintattica semplice a un lessico variegato, onirico, peculiare, proprio come quello dell’originale. Ha inventato e, in un certo senso, addomesticato laddove era necessario (leggerete di Lolita Vomito e del Senor Baffo Baffuto, ad esempio), ma sfogliando il libro si percepisce la cultura altra in cui il libro è stato concepito. E questa, per il traduttore, è sempre una vittoria. Curiosità: nel racconto “Il Piccolo George”, il protagonista è un bambino a cui cresce una casa al posto della testa. Tutti lo guardano male, ma “George was happy playing with the house”, che in italiano è diventato “era contento di giocare con la sua testa-casa”. In italiano si trova dunque una piccola aggiunta che nell’originale non c’era.
Forse per facilitare la lettura?

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