Ecco a voi il secondo numero di Tre alla terza, la nostra rubrica dei libri in traduzione. Oggi è la volta di Cristina, che ha scelto “L’inventore di sogni”, di Ian McEwan, pubblicato da Einaudi editore nella bella traduzione di Susanna Basso.
Buona lettura! 💛

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🐾 Peter Fortune è un ragazzino di dieci anni, un po’annoiato, o forse solo molto distratto. Sistematicamente evade dal tran tran della vita quotidiana per vivere esperienze straordinarie create dalla sua fantasia. Gli altri però vedono Peter come un ragazzo difficile e problematico, anche se a lui «pareva, tutto sommato, di essere un tipo piuttosto facile».
Il filo conduttore, invisibile, che sembra tessere i sogni a occhi aperti di Peter è la metamorfosi. Ancor prima dell’immaginazione, le sette avventure di questo libro raccontano di “passaggi” in altre forme. Mentre si allontana dalla realtà per «salire in groppa ai suoi pensieri» il giovane protagonista abbandona il suo corpo da ragazzino e assume le sembianze di oggetti (le bambole della sorella nel primo racconto), persone (il cugino Kenneth nel racconto «Il Piccolo») e persino animali a lui vicini.
L’episodio più avvincente della raccolta è proprio quello in cui Peter sogna di poter aprire con una cerniera lampo la pelliccia del suo gatto William e vivere, per qualche giorno, una vita a quattro zampe. Altre tematiche importanti sono l’incontro con l’altro e il superamento delle paure infantili (come nei racconti «Il prepotente» e «Il ladro»), il disordine tipico dell’età adolescenziale (racconto «La Pomata Svanilina») e il tema della crescita (racconto «I grandi»). Senza grandi pretese moralistiche «L’inventore di sogni» di Ian Mc Ewan parte dall’incontro/scontro tra il mondo degli adulti e quello dei bambini e riflette sul confine tra due dimensioni: la realtà e la fantasia. Ne scaturisce l’invito ad andare oltre i pregiudizi per riuscire a guardare il mondo con una consapevolezza nuova che permetta di cercare la fantasia nella realtà e la realtà nella fantasia, perché questi due poli non sono poi così distanti, anzi a volte sembrano sovrapporsi.
🐾 Con un linguaggio semplice, a tratti acerbo, Ian Mc Ewan riesce a catapultarci nella mente creativa di Peter. Pagina dopo pagina lo stile assume un intento così penetrante e mimetico che il lettore imparerà presto a vedere il mondo con i suoi occhi. Altro aspetto positivo è la scrittura minuziosa e attenta ai particolari. Può quindi sorprendere, ma Ian Mc Ewan sceglie una lingua estremamente realistica per inscenare esperienze surreali. Forse è nell’abbinamento ironico tra realtà e fantasia che si esprime la grande originalità di questo piccolo libro.
🐾 Il vero punto di forza della traduzione di Susanna Basso è quello di aver colto le intenzioni dell’autore e le sue capacità camaleontiche. La traduttrice restituisce una lingua adolescenziale caratterizzata da tutte le imprecisioni e le opacità del caso. La traduzione rispecchia quindi lo stile diretto e intimo dell’autore. Le si deve inoltre riconoscere la creatività di qualche resa ben riuscita come ad esempio la “vanishing cream” del terzo racconto che approda in italiano con l’espressione più fresca e famigliare «pomata svanilina». Del resto anche il titolo «L’inventore di sogni» è una traduzione calzante dell’inglese The Daydreame; questa scelta è apprezzabile perché propone una doppia interpretazione: l’inventore dei sogni potrebbe coincidere sia con l’autore sia con il protagonista stesso.
Un ultimo apprezzamento va alla traduzione del capitolo finale, in cui in certi punti il tono si fa poetico. Susanna Basso trasmette la complessità delle sensazioni e l’intensità del momento di svolta che sta avvenendo in Peter –sta diventando grande – ricrea in italiano lo stesso ritmo dell’originale e gira le frasi inondandole con la stessa carica emotiva presente in inglese. Questo l’esempio più riuscito: «Peter si voltò a guardare il mare. Luccicava, fino laggiù, all’orizzonte. Gli si dispiegava davanti, sconosciuto e immenso. Una dopo l’altra le onde si srotolavano e spruzzavano sopra la sabbia, e a Peter sembrarono l’immagine di tutte le idee e le fantasticherie della sua vita.»

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